Cronache della terra e dell’ombra (racconti locali tra storia, mito e memoria)

Non tutte le storie nascono per diventare romanzi. Alcune emergono dalla terra, dai luoghi, dalle tradizioni. Altre prendono forma nei dettagli dimenticati, nei margini della storia, nei racconti tramandati o immaginati. Questa sezione raccoglie narrazioni brevi, visioni e frammenti di un mondo più ampio: quello in cui realtà, mito e memoria si intrecciano. Sono storie che seguono un percorso diverso. Più libere, più immediate, più vicine. Storie pensate per esistere anche fuori dai circuiti editoriali tradizionali, in forme essenziali e accessibili. Perché non tutte le storie chiedono spazio. Alcune scelgono semplicemente di farsi trovare.

Il Tribunale della Pastissada – In una pianura avvolta dalla nebbia, dove il tempo sembra essersi perso tra un’osteria e una leggenda, prende forma un tribunale come non se ne sono mai visti. A giudicare non sono uomini qualunque, ma figure arrivate da epoche e mondi diversi: regine, condottieri, divinità e personaggi che con la pastissada, probabilmente, non hanno mai avuto nulla a che fare. Al centro del processo, una questione tanto semplice quanto capace di accendere discussioni infinite: è giusto mangiare carne di cavallo? Quello che dovrebbe essere un dibattito lineare si trasforma presto in un confronto acceso, dove storia, tradizione e identità si intrecciano come discorsi attorno a un tavolo, tra un bicchiere di vino e una convinzione difficile da cambiare. Tra ironia e paradosso, Il Tribunale della Pastissada racconta molto più di un piatto tipico: racconta l’uomo, le sue abitudini, e quella straordinaria capacità di difenderle… anche quando non è più così sicuro del perché lo faccia.

Il dolore dell’altezza – La leggenda di Villa Valmarana ai nani è una fiaba gotica sull’identità, sul limite e sul momento in cui la verità, una volta vista, non può più essere ignorata. In una villa isolata alle porte di Vicenza, una bambina cresce in un mondo perfetto, ordinato, costruito attorno a lei come una forma di protezione. Tutto è misura, silenzio, equilibrio. Tutto è pensato perché nulla possa ferirla. Ma esistono verità che non possono essere contenute. Quando, per la prima volta, ciò che è stato nascosto emerge (non come spiegazione, ma come esperienza) la realtà si incrina. Il giardino non basta più, le stanze si restringono, e lo specchio restituisce un’immagine che non coincide con ciò che è sempre stato. Tra affreschi che mostrano un mondo diverso, silenzi che diventano colpevoli e presenze che non si piegano alla misura imposta, la bambina inizia a comprendere che ciò che le è stato dato non è il mondo, ma una sua versione ridotta. E che ogni forma di protezione, se portata all’estremo, può trasformarsi in prigione.